Brought to you by Salvatore La Bua
Tra le opere che un tempo dovevano meravigliare il passante, che si aggirava presso il piano di San Giovanni, senza dubbio doveva essere l'anfiteatro. Una delle costruzioni architettoniche piu' grandiose di questo periodo, visibili addirittura anche da chi proveniva dal mare! Infatti non e' facile riscontrare in Sicilia un'opera pubblica delle stesse dimensioni. Costruito nel I secolo d.C., nei pressi della villa Palmeri, era in grado di poter accogliere piu' di quattromila spettatori. Oggi, a causa dell'incuria dell'uomo ci sono pervenuti alcuni resti di pilastri distribuiti ad una distanza regolare l'uno dall'altro. Lo studioso termitano Baldassare Romano, durante gli scavi realizzati nel XIX secolo gli permisero di ricostruire le dimensioni dell'opera: pianta di forma ellittica, con dimensioni di 87 metri per quanto riguarda il diametro maggiore, 58 metri invece per quello minore; era circondato da 36 piloni che formavano un portico a due ordini, per una altezza totale di 20 metri; 14 file di gradini riunivano nell'arena il numeroso pubblico che giungeva anche dalle campagne limitrofe. Se osserviamo una planimetria della citta', e' possibile individuare, ancora oggi, il perimetro dell'anfiteatro: infatti, gli insediamenti abitativi, costruiti nei secoli successivi, seguono un andamento ellittico, e sfruttano le sicure fondamenta dell'anfiteatro.
Presso alcuni saloni del monastero di Santa Chiara, venne istituita il 17/05/1800, su iniziativa dal Sacerdote Giuseppe Cipri', la
Biblioteca comunale, successivamente chiamata Liciniana dallo pseudonimo di Mopso Licinio, che egli stesso aveva scelto nell'ambito
dell'Accademia Euracea.
Fu proprio Cipri' a costituire il primo fondo con i volumi della sua biblioteca personale, seguirono in seguito altre donazioni, e
si formo' cosi' il primo nucleo di un migliaio di libri. Oggi la biblioteca conta circa 100.000 volumi. Numerosi sono i manoscritti
di dell'Abate Paolo Balsamo, dello storico Niccolo' Palmeri, di Baldassare Romano, di Rosina Salvo, del Coppola, del La Manna, del
Burgio e di tanti altri, nonche' diverse edizioni del cinquecento, un antico erbario, ed ancora una collezione di erbe siciliane,
una raccolta di privilegi e diplomi della citta', 19 pergamene, e una ricca collezione di scritti autografi di notevole interesse
storico letterario.
Un immenso materiale cartaceo, che rappresenta un patrimonio di inestimabile valore.
In viale Principe di Piemonte, che inizia in piena agora', attraversa i resti interrati del macellum e del foro romano la cui pianta
fu rilevata nel 1860, in pratica quando fu abbattuto il millenario castello.
Dal Belvedere si gode una meravigliosa vista della citta', e del porto, del golfo, che da Capo Zafferano giunge fino a Cefalu' e del
maestoso monte San Calogero.
Il Castello e' stato ristrutturato e reso accessibile al pubblico in diverse occasioni. Alcune stampe inoltre mostrano i poderosi
bastioni e le mura di cinta che lo difendevano. Nella parte nord, si puo' osservare l'ingegnoso sistema che sfruttava un canale a
cielo aperto nel quale si facevano scivolare le vettovaglie che rifornivano le navi ormeggiate al sottostante porto di San Giovanni
in contrada Fossola. Il porto fu utilizzato fino alla meta' dell'ottocento.
Essendo le notizie sopra riportate relative ad un luogo pubblico, si intendono anch'esse di pubblico dominio